a. 1160, Archivio Capitolare di Aversa, pp. 39-140, doc. LXXIX
X Anno Dominice incarnationis .MCLX., indictione .VIII., mense aprelis. Ego
Goffridus de Danfront, diaconus et canonicus Sancti Pauli, iconomus quoque sanctae congregationis eiusdem,
licentia domini [mei] Gualterii, venerabilis Aversani episcopi, consilio etiam et assensu
subscriptorum fratrum meorum, concedo et do tibi Rogerio Pipino, tanatori, nec non et heredibus
tuis duas pecias terrae pertinentes prephate congregationi, in territorio ville Degazani, in loco
qui dicitur ad Massilianum, cum sepibus et cum omnibus que in eis sunt subter et super, ad
habendum, [possidendum, u]tendum atque fruendum, eo videlicet modo ut a[nnuatim, in
a]ssumptione Sanctae Mariae, vos seu heredes vestri reddatis prephate congregationi tarenos
bonos de moneta Amalfie .xl. Prima vero pecia terrae, que est ad Massillanum, hos habet fines:
ab oriente habet passus .clxxxi., finis terra Minchii et Nicolai Gallardi; ab occidente habet passus
totidem, finis terra Petri iudicis et fratrum eius; a septentrione habet passus .xvi. et palmum .i.,
finis via publica; a meridie habet passus totidem et palmum .i., finis closura Sancti Pauli. Altera
pecia est in loco qui vocatur ad Chesem, habetque hos fines: ab oriente habet passus .xxvi. et
medium, finis terra Mathei Peregrini; a meridie habet passus .lxxvi., finis via publica; a
septentrione habet passus .lxxvi. et palmos .v., finis terra eiusdem Mathei et terra Martini
Businga; ab occidente habet passus .xxviii. et palmos.vi., finis terra ospitalis Sancti Iacobi de
Mercato: mensuratos omnes cum passu de Friano. Si autem que superius dicta sunt vos seu
heredes vestri attendere nolueritis, postquam bis aut ter ammoniti id contempseritis emendare,
componatis supradicte congregationi unam libram auri purissimi; similiter, si nos eam tollere
voluerimus, eidem pene subiciamus. Solutaque auri pena, hec pactio firma et inviolabilis
maneat in perpetuum. |
X Nell’anno MCLX dell’incarnazione del Signore, nella VIII indizione, nel mese di
aprile. Io Goffredo de Danfront, diacono e canonico di San Paolo, anche economo della santa congregazione
della stessa chiesa, con licenza del [mio] signore Gualterio, venerabile vescovo aversano, con il
consiglio anche e l’assenso dei sottoscritti miei fratelli, concedo e do a te Ruggiero di Pipino,
conciatore, nonché ai tuoi eredi, due pezzi di terra appartenenti alla predetta congregazione, nel
territorio del villaggio di Degazani, nel luogo detto ad Massilianum, con le siepi e con tutte le
cose che in loro vi sono sotto e sopra, affinché tu li abbia, li [possieda], li utilizzi e ne colga i frutti,
vale a dire in quella condizione che a[nnualmente, nell’a]ssunzione della Santa Maria, voi e i vostri
eredi consegniate alla predetta congregazione XL buoni tareni della moneta di Amalfie. Invero il
primo pezzo di terra, che è ad Massillanum, ha questi confini: a oriente ha passi CLXXXI, come
confine la terra di Minchio e di Nicola Gallardo; a occidente ha altrettanti passi, come confine
la terra di Pietro giudice e di suo fratello; a settentrione ha passi XVI e palmi I, come confine
la via pubblica; a mezzogiorno ha altrettanti passi e palmi I, come confine la terra chiusa di
San Paolo. L’altro pezzo di terra è nel luogo chiamato ad Chesem, e ha questi confini: a
oriente ha passi XXVI e mezzo, come confine la terra di Matteo Peregrino; a mezzogiorno
ha passi LXXVI, come confine la via pubblica; a settentrione ha passi LXXVI e palmi V,
come confine la terra dello stesso Matteo e la terra di Martino Businga; a occidente ha passi
XXVIII e palmi VI, come confine la terra dell’hospitale di san Giacomo del Mercato: misurati
tutti con il passo di Friano. Se poi voi o i vostri eredi non vorrete rispettare le cose anzidette,
dopo che ammoniti due o tre volte disprezzerete di correggervi, pagherete come ammenda
alla suddetta congregazione una libbra d’oro purissimo; similmente, se noi volessimo annullarle
soggiaceremo alla stessa pena. E assolta la pena in oro, questo patto fermo e inviolabile
rimanga in perpetuo. |